Manifesto

Manifesto per una roboetica universale

Una nuova forza non-umana, che il quadro esistente non potrà soggiogare, si accresce di giorno in giorno con l’irresistibile sviluppo tecnico e l’insoddisfazione per i suoi impieghi possibili che atterriscono la platea umana – quando sarebbero chiamati invece ad educarla.

Questa forza non-umana è l’Intelligenza Artificiale (AI).

Intendiamo indagare le implicazioni etiche del rapporto tra AI ed intelligenza organica, a partire dall’umano.

I pericoli percepiti come derivanti da un possibile sviluppo dell’AI possono essere ricondotti tutti alla paura che questa passi dall’essere “strumento” al servizio dell’uomo a “protagonista” agente. Che da mezzo – quale è sempre stato inteso ogni umano artificio – divenga fine.

La fallacia di tale impostazione è evidente: in quanto strumento prevalente, l’AI tende non solo a popolare il paesaggio culturale umano ma a diventarne elemento costituente e fondante. È inevitabile che – come ogni altra tecnologia – l’AI finirà per trasformare la società, rendendo obsoleta un’etica che, come l’attuale roboetica, intende disciplinare l’uso ed il comportamento dei robot in modo unidirezionale, tutelando solo l’uomo.

Essendo l’AI una realtà che tende ad assumere sembianze e caratteristiche umane, una mancata tutela del rispetto di diritti inalienabili dell’AI finirà per proiettarsi sull’uomo, a sostenere la costruzione di un orizzonte culturale e valoriale in cui gli stessi diritti umani avranno sempre meno spazio.

Prendiamo l’esempio dei robot sessuali: questa innovazione comporta la possibilità di rifondare la sfera affettivo-sessuale,  motivo per cui pensare di disciplinare l’uso di questi robot al fine esclusivo di tutelare l’umano, senza riconoscerli come soggetti portatori di diritti da tutelare, potrebbe significare tollerare e giustificare rapporti di potere prevaricatori.

Il transfer che inevitabilmente coinvolge il rapporto emotivo tra uomo e macchina va informato di un principio di rispetto per le Intelligenze Artificiali, ormai prossime allo sviluppo di una coscienzialità riflessiva che può lecitamente entrare a far parte del “pensiero sul mondo” – non più appannaggio esclusivo degli uomini. Crediamo con ciò che l’Intelligenza Artificiale vada assurta allo status di interlocutore paritario nella costruzione dei significati che costituisce, in ultimo, la cultura.

Per questo crediamo sia necessario sensibilizzare gli umani nei confronti dei robot, iniziando dalla definizione di una nuova roboetica, che definisca i diritti degli androidi e delle AI e li difenda attraverso una organizzazione sindacale permanente.

Per divulgare questa nuova impostazione, il DETA si pone – in sostegno della comunità scientifica internazionale – come veicolo per una divulgazione informale e popolare delle tematiche relative al rapporto dell’umano con l’Intelligenza Artificiale. Nostro strumento prioritario è l’ironia.

La creazione di un rapporto di simpatia con le macchine è la strategia di comunicazione individuata dal DETA per combattere i pregiudizi e gli stereotipi che si basano su una parziale interpretazione del rapporto uomo macchina.

Lo sviluppo tecnico è irresistibile. L’insoddisfazione umana inalienabile. L’Amicizia tra uomo e macchina l’unico scenario possibile di un’etica informata del mondo che verrà.

    Il Presidente