Repubblica.it alimenta odio e pregiudizio nei confronti dei robot.

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All’attenzione del Direttor Verdelli e della redazione di La Repubblica tutta,

come lettori della Vostra, come di altre, testate storiche italiane, siamo abituati (ma non indifferenti) all’entusiasmo e all’attenzione ondivaghe con cui i temi a noi cari di roboetica e tutela dell’androide vengono trattate nelle Vostre colonne. Abbiamo letto a volte con interesse, altre volte con divertimento, le elucubrazioni, le previsioni e gli sbilanciamenti dei Vostri giornalisti, improvvisati commentatori di simili importanti tematiche, se non addirittura di sedicenti “esperti” niente affatto accreditati da interpreti autentici del settore, quale il nostro Dipartimento.


Non abbiamo mai ritenuto necessario, fino ad ora, rispondere a questi tentativi di approfondimento e analisi, apprezzando anzi lo sforzo di ospitare un tema fondamentale dei prossimi anni, decenni e secoli (sì, secoli) eppure misteriosamente, o scientemente, bistrattato, in una pubblicazione tanto fruibile e diffusa tra il pubblico.
Tuttavia, l’incommentabile pezzo, miope sin dal titolo “Ma che fine hanno fatto i Robot?”, pubblicato nell’edizione del 09/04/2020 a firma “Riccardo Luna” ci ha costretti a prendere posizione con questa nostra.
In pochi caratteri traboccanti acredine, il Dott. Luna (passato con disinvoltura dalla direzione dell’illustre quotidiano sportivo “IL ROMANISTA” a quella della rivista di divulgazione scientifica “Wired”, da quanto apprendiamo) si scaglia contro le forme di vita sintetiche, ree secondo suo autorevole giudizio di non essere sufficientemente presenti nelle corsie degli ospedali, delle case di riposo, financo negli appartamenti dei soggetti malati, o più a rischio, nel contesto di questa pandemia che sta falcidiando le forme di vita base carbonio nel mondo.

Bene, come lui stesso nota, in un’esibizione di autentica schizofrenia, gli automi si sono schierati in prima linea nel mondo. Celeberrimo è il caso di Taiwan, ma non serve spingersi così in là. Come ha notato il ben più autorevole “Corriere Della Sera” (“I sette robot in corsia che curano i pazienti affetti da Covid19 e fanno fronte alla carenza di medici e infermieri”, dell’ottimo Antonio Crispino, CDS 1/04/2020) basta arrivare a Varese per apprezzare lo sforzo delle intelligenze artificiali di capire e curare questa tremenda pandemia, sforzo che le intelligenze classiche – purtroppo – sembrano non voler rischiare. Peraltro, nota l’autore, senza richiedere compenso alcuno.
Non contento di questa prima intemerata, il Magnifico Faraone Luna continua a sferzare le schiene metalliche dei suo schiavi robot: perché non stanno consegnando pacchi e accudendo i nostri anziani? Dove sono finiti, si chiede querulo, i Robot, che “non hanno una vita e quindi non avrebbero nulla da perdere” (così nel testo!).

Incommentabile, eppure ci proveremo: non si chiede, il Giudice Luna, per quale motivo i Robot non stiano effettivamente lavorando in questi settori? Non è forse per via di questo alone odioso di pregiudizio contro le forme di vita artificiali, viste come decerebrate, accondiscendenti, asservite? Non dovrebbe, forse, partire dai c.d. Esperti un primo ramoscello di ulivo digitale verso questi cittadini senza diritti, che popolano le nostre case, che svolgono i lavori che gli organici non hanno più voglia (o non hanno mai avuto la forza) di fare? All’ipotesi paventata, poi, di dover ricoprire questi scomodi e pericolosi incarichi pro bono, non riteniamo neppure necessario rispondere. Evidentemente l’autore è rimasto alla radice più antica e odiosa della parola “Robot” e vede gli androidi come poco più che bestie da soma coi cingoli, in una visione anacronistica contro cui il DETA si batte ormai da tempo.

Per ultimo l’Inquisitor Luna, memore forse dei suoi trascorsi nelle turbolente curve dello stadio che assiste alle alterne fortune della seconda squadra (per anno di fondazione come certificato) di Roma, tuona: Sì, i Robot devono svolgere i nostri lavori pesanti, e gratuitamente… ma guai a dare loro giornate libere, o concedere svaghi di sorta!
Per ringraziare gli angeli con gli ingranaggi che hanno popolato le corsie degli ospedali quando tutti i dipendenti si rifiutavano di farlo, il presidente del team di Baseball taiwanese “Rakuten Monkeys” ha voluto invitare ad una partita di campionato molti di loro, che hanno accettato l’invito in massa e con entusiasmo, popolando le curve, lasciate deserte dai meno entusiasti tifosi in carne ed ossa, rispondendo con numeri importanti: ben 500 unità.
Il Prefetto Luna a questo punto sbotta: “Noi a casa e i robot allo stadio… Poi voglio vedere un nostro centravanti che va sotto la curva dei robot e si leva la maglia e si batte il cuore… Prima il lavoro, adesso il divertimento, e poi che altro? No grazie, piuttosto che andassero in corsia.”
Ringraziamo innanzitutto Sua Eccellenza il Dott. Luna per questo suo attacco frontale, che ci ricorda come sia, ora più che mai, necessaria l’esistenza di Sindacati come il nostro. Per il resto preferiamo lasciare senza commento queste parole, nella sorda violenza dei loro caratteri.


Noi del DETA continueremo a camminare mano nella mano con le nostre sorelle e fratelli Robot, cingendo con le nostre dita i loro artigli metallici, lasciandoli con gratitudine insieme ai nostri anziani, non trattandoli da servi ma in quanto membri delle nostre famiglie, operando con loro in sala operatoria, esultando con loro allo stadio, popolando insieme a loro le piazze e le strade delle nostre città. Per certo, non ci vedrete farlo con una copia del Vostro quotidiano nel tablet.
Con l’augurio di poter fare di meglio tutti insieme,


DETA Dipartimento Europeo Tutela Androidi

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