Robot e vita: cos’è la «roboetica» e cosa pensa il Vaticano dell’Intelligenza artificiale

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La Chiesa avverte l’urgenza di un’etica dei robot. Questi i temi del workshop Roboetica: Persone, Macchine, Salute, organizzato della Pontificia Accademia per la Vita

di Nicola Di Turi | @nicoladituri

«I robot non possono decidere quando moriremo»

«Perché il Vaticano si occupa di robotica e intelligenza artificiale? Nascere e morire sono temi fondamentali per la vita dell’uomo, che però oggi non vengono più mediati solo dalle persone, ma anche dalle macchine. Le intelligenze artificiali entrano nella selezione delle migliori parti dell’uomo, i robot affermano la loro capacità di operare autonomamente. E tante volte moriamo con un’equipe medica che sembra più attenta ai suoni che emettono le macchine che ai valori della persona. Algoritmi e robot sono scatole nere che dobbiamo aprire». Filosofi, teologi e scienziati sbarcano in Vaticano. E la Chiesa avverte l’urgenza di un’etica dei robot. Questi i temi del workshop Roboetica: Persone, Macchine, Salute, organizzato della Pontificia Accademia per la Vita. Tra i relatori Paolo Benanti, francescano esperto di etica delle tecnologie, biotecnologie e neuroscienze. «Se ridurremo l’uomo a una macchina, rivivremo uno dei regimi dispotici del passato», spiega nell’intervista al Corriere della Sera Paolo Benanti, docente di Teologia Morale presso la Pontificia Università Gregoriana.

Tecnologia e morale, per un’innovazione “buona” serve l’algor-etica
La Pontificia Accademia per la Vita ha chiamato a raccolta alcuni tra i più importanti esperti al mondo di robotica e intelligenza artificiale, per fare il punto sullo sviluppo della tecnologia. Al loro fianco teologi e filosofi della scienza, per identificare le domande più importanti sulle implicazioni etiche ed antropologiche, proponendo criteri di valutazione e raccomandazioni che affermino la dimensione naturale dell’uomo. Occorre creare una nuova algor-etica, per riuscire a legare sviluppo tecnologico e valori etici, anelando ad un’innovazione “buona”, concordano i teologi. La tecnologia può essere effettivamente utile per la vita umana solo se guidata da norme etiche, la sintesi degli interventi. La robotica può offrire l’opportunità di coniugare lavoro e famiglia. Ma la il riflesso è la preoccupazione che dall’aumento dell’efficienza introdotto dalla digitalizzazione – che sostituisce un numero considerevole di compiti – ne consegua anche un fenomeno di sostituzione dei lavoratori da parte delle macchine. E una sostituzione «in compiti sporchi, noiosi e umilianti può aiutare, ma anche avversare la dignità umana», è il grido d’allarme. L’insegnamento è quello che traspare dalla Laudato si’ di Papa Francesco, in cui il Pontefice ha richiamato il principio del lavoro per tutti, non di un reddito universale per tutti, che non dà dignità.

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Tecnologia, robotica e intelligenza artificiale: una nuova grammatica nella vita delle persone
Tra gli interventi in programma, tra le altre, le relazioni del filosofo Luciano Floridi, del direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia Roberto Cingolani e del docente dell’Università di Osaka Hiroshi Ishiguro, che ha creato un umanoide copia di sé stesso. Tecnologia, robotica e intelligenza artificiale hanno assunto rilevanza per la teologia perché stanno creando una nuova grammatica nella vita delle persone, ribadiscono docenti e sacerdoti intervenuti a Roma dalle principali istituzioni ecclesiastiche nel mondo. «Non possiamo paragonare intelligenza umana e intelligenza artificiale. Prudenza, coraggio e fortezza sono virtù che possiamo attribuire e applicare ai robot? È impossibile paragonare l’agire umano e l’agire dei robot, le caratteristiche antropologiche individuate già da Tommaso D’Aquino non sono replicabili», spiega al Corriere della Sera Emmanuel Agius, filosofo e docente di Teologia Morale presso l’Università di Malta.

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«Non possiamo paragonare intelligenza umana e intelligenza artificiale. L’uomo non è replicabile» VIDEO
«I robot non si interessano di etica, perciò dobbiamo porci la questione di come educarli dal punto di vista morale. L’etica delle macchine oggi si concentra nell’inserire una serie di principi e valori umani all’interno di un’intelligenza artificiale limitata come quella dei robot. Le auto a guida autonoma potrebbero trovarsi a scegliere tra il compimento di due azioni diversamente pericolose. Ma in che misura un algoritmo è dotato e capace di un processo deliberativo? Non raggiungeremo mai un’etica artificiale, che rimane solo una prerogativa naturale dell’uomo. E non possiamo trasferire l’etica dell’uomo in una macchina», ha spiegato Emmanuel Agius. Ecco l’intervista al membro dell’European Group on Ethics in Science and New Technologies (EGE), riunito dalla Commissione Europea

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